Come arrivare

Il Comune si trova a 60 km dall'autostrada Napoli-Bari, uscita al casello di Caianello e proseguendo per la nazionale S.S. 88 (bivio di Casalduni).

La stazione FS più vicina è quella di Ponte-Casalduni sulla linea Foggia-Napoli.


Un po' di storia

L'origine del Comune è incerta.
Esisteva già al tempo dei normanni ed era suffeudo di Tommaso di Fenuccio.
Questo feudo dipendeva dalla baronia di Guglielmo di Rampano che possedeva Ponte, il Comune più vicino.

La prima menzione di Casalduni in un documento ufficiale risale al 1335, in una bolla di Papa Clemente V, in riferimento alla delimitazione del territorio di Benevento (Castrum Casaldonis). Il nome rivela la sua natura di casale, vale a dire "terra abitata senza una propria autonomia", appartenente a chiese e monasteri, senza corte di coloni asserviti alla gleba o forse a qualcuno dei longobardi o dei Normanni conquistatori.

Fu concesso dagli Angioini alla Casa di Sus, in particolare ad Ilaria di Sus, figlia di Americo e vedova di Eustasio Sabrano, figlio del conte di Ariano.
Prima del 1415, infatti, Casalduni apparteneva ai Sabrano, conti di Ariano al seguito di Carlo d'Angiò.

In seguito i Sabrano furono spogliati dei loro feudi per aver consigliato Giovanna II regina di Napoli di parteggiare per Luigi D'Angiò contro re Alfonso D'Aragona e i loro possedimenti furono dati a Francesco Attendolo Sforza, capitano di ventura.

Il terremoto del 1688 distrusse anche Casalduni e rimase in piedi solo il Castello feudale e le chiese di San Rocco e di S.Maria della Consolazione.

Per le vicende del 1860 questa terra ebbe molto a soffrire e, il 14 Agosto 1861, fu saccheggiata e messa a fuoco.
Nell'Agosto del 1860 infatti i laudatori del caduto regime borbonico spingevano le popolazioni del luogo alla rivolta che scoppiò a Pontelandolfo, il Comune più vicino.
Qui un drappello di soldati piemontesi, comandati dal luogotenente Cesare Augusto Bracci, trovò rifugio nel castello ma, una volta uscito per mettersi al sicuro, fu massacrato nei pressi di Casalduni tra torture e sevizie.
Il generale Cialdini allora ordinò la completa distruzione sia di Casalduni che di Pontelandolfo.
I due Comuni furono depradati persino degli arredi sacri e infine incendiati.